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Prefazione
Da anni ormai mi ritrovo ad eseguire sempre le stesse macchinose operazioni ad ogni cambio computer. Chi di voi non ha mai formattato/reinstallato il proprio computer? Quanti di voi non hanno dovuto fare il backup dei dati, controllare di non aver dimenticato tutto, lanciare (alcune volte la notte, per trovarsi a metà il giorno dopo) il setup del sistema operativo, ricaricare drivers, programmi, dati, riconfigurare i programmi e rimettere tutto a posto (passwords salvate nel browser, a patto di avrle appuntate da qualche parte, configurare i percorsi dei programmi, gli account di posta, eccetera eccetera eccetera)?
Ogni volta lo spauracchio era di restare senza un file vitale o un progetto importante, magari su cui stavamo ancora lavorando e che, per un caso fortuito, abbiamo dovuto temporaneamente accantonare perchè la ventola del processore aveva deciso di farci una burla e smettere di girare (magari aiutata da quei simpatici rotolini di polvere mista a grasso di cuscinetto che ogni tanto si formano). Quanti brutti ricordi!
In questi anni strumenti sempre più utili si sono rivelati agli utenti e sono diventati, quale più e quale meno, indispensabili al fine di garantire una certa sicurezza in caso di “imprevisti”.
Una delle pratiche più tediose (dopo quella della reinstallazione e riconfigurazione di Outlook) che ha scalato le classifiche di “sgradimento” in questi anni, è quella della reinstallazione del server di prova per i siti e relativi database. Avrò all’incirca 4 hard disks su cui sono sparpagliati i vari progetti su cui man mano lavoravo e che, puntualmente, sono stati messi al sicuro dopo l’ennesimo formattone.
Per evitare ogni volta almeno questo terribile e, per il mio lavoro, cruciale passaggio, da un po ho sperimentato la soluzione del server web fisico, dedicato esclusivamente ai progetti web-based.
In questo articolo andremo ad effettuare una operazione che (si spera) ci permetterà di avere molteplici vantaggi:
1) L’ambiente di test resta sempre uguale, non cambierà infatti la versione di php o di mysql nelle varie installazioni
2) il server sarà accessibile a chiunque e da qualunque computer (nella rete o da fuori, sta alle esigenze del caso)
3) l’eventuale “migrazione” per cause di forza maggiore o sopravvenuta anzianità di servizio si ridurranno ad un solo semplice backup e restore
Anche se installeremo un server LAMP con una distribuzione di Ubuntu su una VirtualBox, sarebbe opportuno valutare l’installazione su qualche pc in disuso o dedicarne uno allo scopo, visto che le richieste per lo specifico campo di applicazione sono veramente ai minimi termini (un vecchio Pentium2 con 256mb di ram dovrebbe bastare). Il concetto di base resta sempre quello, cambia qualcosa in termini di hardware rilevato e drivers ma i comandi son sempre quelli, oibò!
Dopo questa stucchevole ma doverosa introduzione, andiamo a sporcarci le mani e partiamo con la fase di preparazione della macchina virtuale (che potete tranquillamente saltare se optate per installare su server fisico).
Buon lavoro e… via!









Gran bella guida complimenti.
Non è che per caso faresti una guida su BIND che hai segnalato nelle conclusioni ? Oppure conosci una buona guida da seguire ?
grazie mille
Marco
Ciao Marco, scusa il ritardo ma il commento era finito nello spam :/
Appena ho un po di tempo vedo cosa posso fare per il server BIND, visto che lo sto usando in maniera intensiva per una web-application che (spero) presto pubblicherò su codecanyon. Nel frattempo, se mi dici cosa ti serve sapere di specifico riguardo a BIND posso provare ad aiutarti.